«Non lo voleva più a Villa Aduae lo respingeva: per questo l'ha uccisa»

Data: 
Mercoledì, 31 Dicembre, 2014
Giornale: 

PRESENTE ANCHE IERI IN AULA IL FIGLIO DELL'IMPUTATO, GIULIO BILELLA, CHE VIVE IN PIEMONTE
La procura all'attacco. Leporatti: «Solo indizi e anche suggestioni»
QUESTA volta è buona. Nonostante le articolate eccezioni sollevate dall'avvocato difensore Bruno Leporatti, anche sulla nullità della Corte, il processo ad Antonino Bilella alla fine dell'udienza di ieri è entrato nel vivo. Superata la lunga fase tecnica, poco dopo le 16 il presidente dell'Assise, Giovanni Puliatti, è riuscito a traghettare il procedimento nella fase della discussione. La procura c'è entrata a gamba tesa non saltando, come accade ormai per prassi, l'esposizione dei fatti. Erano le 16 passate da una manciata di minuti quando il sostituto Marco Nassi, che insieme al collega Salvatore Ferraro ha coordinato l'inchiesta sul delitto di Villa Adua, ha iniziato a raccontare che cosa secondo l'accusa è accaduto a Villa A dua e a delineare la personalità e i comportamenti di colui che per la procura è un feroce assassino. «LA SCOMPARSA della Benetti ha esordito il magistrato è dovuta a un fatto di sangue. I rapporti tra i due sono nati per lavoro e nel giro di qualche mese si sono trasformati e poi degenerati. Di fronte al rifiuto scontato della donna alle numerose avances dell'uomo sono cominciati i pedinamenti, le centinaia di telefonate in pochi mesi e poi il risententimento nei confronti della Benetti, la quale peraltro non era soddisfatta di come l'imputato eseguiva il suo lavoro alla tenuta. Era fortemente irritata e insoddisfatta nei confronti di Bilella e si sa che lei voleva sciogliere il contratto che li legava e mandarlo via». Una ricostruzione impietosa anche dell'uomo Bilella quella emersa dalle parole del magistrato. «Lui non è nuovo a queste cose ha aggiunto Nassi Bilella è uno che già in passato ha molestato una donna e ne ha minacciato un'altra. In Piemonte, moltissimi anni fa importunò una ragazzina di 13 anni seguendola e molestandola quando la trovava da sola. Non solo, risulta che falsificò la firma del suo ex proprietario di casa, trovato morto in circostanze non chiare nel 1978, e che minacciò le sorelle di lui quanto queste cercarono di riprenderla». HA CERCATO di controbattere l'avvocato Leporatti. «Siamo di fronte a un processo indiziario ha sottolineato il legale che assiste l'imputato insieme all'avvocato Francesca Carnicelli le deposizioni e le argomentazioni dei testimoni che sono stati sentiti in fase di indagine hanno subìto un incremento di particolari man mano che il quadro probatorio si indirizzava verso Bilella. Esistevano altre persone che avevano rapporti non amichevoli con la Benetti. Quanto alle vicende torinesi, una semplice lettura degli atti consentiva di escludere la suggestione introdotta dalla procura che sia un ulteriore fatto di sangue da addebitare a Bilella». Con la conclusione dell'udienza siamo entrati a tuffo nel vivo di un procedimento che si annuncia difficile, costellato di numerosi fatti cui dare interpretazione. Siamo di fronte a un processo per omicidio in assenza di cadavere e di arma del delitto. Benché gli indizi rilevati nell'appartamento delle Benetti (sangue lavato nell'ingresso e nella cucina) e nell'auto dell'imputato (sangue della vittima) pesano come macigni. Cristina Rufini