Bilella di nuovo davanti ai giudici

Data: 
2014-12-29T00:00:00
Giornale: 

di CRISTINA RUFINI A TREDICI giorni appena dalla prima udienza del processo che lo vede imputato per l'omicidio premeditato Antonino Bilella, 70 anni, domani dovrà comparire davanti alla Corte di assise di Grosseto. In realtà si tratterà della prima, vera udienza filtro, considerando che quella del 17 dicembre scorso si è chiusa in poche decine di minuti per un vizio nella procedura di nomina dei giudici popolari. Domani quindi, l'ex custode accusato di avere ucciso e fatto sparire il corpo di Francesca Benetti, dovrà presentarsi davanti agli stessi giudici togati Giovanni Puliatti e Sergio Compagnucci e a sei nuovi giudici popolari. A poco più di ventiquattrore prima della fine del 2014, quindi, si apre il processo per capire se davvero Bilella, come sostiene la procura di Grosseto da più un anno, il 4 novembre del 2013 ha ucciso la bella insegnante in pensione e ne ha fatto sparire il cadavere chissà dove. Lui, l'agricoltore della provincia di Agrigento, nega strenuamente ogni accusa che gli viene lanciata dai sostituti Salvatore Ferraro e Marco Nassi. «Non ho mai fatto male alla signora», ha continuato a ripetere anche dal carcere Bilella. «Sì, quella mattina l'ho vista a Villa Adua ha sempre dichiarato l'ex custode della tenuta di Potassa Sono entrato con lei nel suo appartamento, ma poi lei se n'è andata». Non è così per i magistrati, secondo i quali Francesca è stata uccisa proprio a Villa Adua, quella mattina stessa, probabilmente accoltellata nel suo appartamento a piano terra e poi caricata nel bagagliaio della Fiat Punto bianca di Bilella dove i carabinieri del Ris hanno trovato tracce del sangue della vittima. E' questo l'indizio più pesante in mano all'accusa, insieme alle macchie di sostanza ematica dell'imputato rilevate sulla scena del delitto. Gli avvocati che assistono l'imputato Bruno Leporatti, Riccardo Lottini e Francesca Carnicelli punteranno molto sull'assenza del corpo e dell'arma del delitto. Su un omicidio che non è conclamato dalla presenza del cadavere della vittima, ma dalla sua assenza dal giorno in cui ha varcato il cancello della tenuta di Potassa e dalla presenza di molto sangue lavato tra l'ingresso e la cucina dell'appartamento di Villa Adua che aveva in uso la Benetti. I militari del Ris di Roma ne hanno individuate ben 28, nonostante secondo la procura l'assassino si sia preoccupato di lavare quelle zone della casa.