Presa a calci in pancia e costretta ad abortire

Data: 
2014-11-02T00:00:00
Giornale: 

Decine di rinvii a giudizio per maltrattamenti in famiglia, lesioni e stalking
Tra i casi anche quello di un uomo che picchiava la madre anziana
di Francesca Gori GROSSETO C’era una volta una donna che era tante donne differenti. Che si chiamava Paola, Maria, Giada, Catia, Federica ma che non aveva nessun nome. Che si sarebbe forse voluta chiamare “Mai”: mai più. O proprio Mai, come la negazione del futuro di quel figlio che portava in grembo che un nome non lo ha mai avuto: era incinta di due mesi quando suo marito, grossetano 54 anni, ha negato a quella creatura di venire al mondo. L’ha colpita alla pancia e alla schiena più volte facendola abortire. È successo una sera come tante. Notti fotocopia nella vita di una donna costretta a subire tutta la gamma di violenze che un uomo possa mettere in atto. È stata stuprata, è stata picchiata. È stata portata in aperta campagna da quel marito che si era scelta la notte ed è stata lasciata lì, costretta a tornare a casa a piedi con tutta l’umiliazione del mondo sulle spalle. E una volta a casa, è stata minacciata e costretta a subire rapporti sessuali. Ma anche a sopportare la presenza nella stessa casa dell’amante dell’uomo: a sentire i loro sussulti nella camera accanto. Un’altra vittima, anche quest’ultima, costretta a restare chiusa in quella casa e a disfare le valigie che aveva già preparato. Picchiata, anche lei, come già succedeva da tempo alla moglie. Non è il copione di un film drammatico, ma è una storia, una delle tante, che il prossimo anno saranno trattate dal giudice del tribunale di Grosseto. I giudici per le udienze preliminari Valeria Montesarchio e Marco Bilisari di questi decreti ne hanno firmati una decina nelle ultime settimane. Tutte storie di donne maltrattate da mariti e compagni. Tutte drammaticamente uguali nella loro diversità. Storie che hanno come protagonisti uomini di tutte le età e di tutte le nazionalità, che alla fine per paura e per dolore, hanno deciso di denunciare. È successo alla compagna di un bengalese di 39 anni, che è stata picchiata e minacciata con armi. Segregata in casa insieme alla figlia piccola che non poteva nemmeno andare a scuola solo per fars consegnare alcune centinaia di euro. È successo a un’altra donna, compagna di un romeno di 56 anni che la minacciava di morte e che ha tentato di stuprarla. Che si è spinto anche più avanti, minacciando di uccidere il figlio della donna dopo averla presa a cazzotti e dopo averle strappato le mutande da dosso per violentarla. A Grosseto, a Follonica, sull’Amiata, a Orbetello. Ovunque, in Maremma: uomini con armi in casa, come è stato accertato dai carabinieri che hanno denunciato un follonichese di 47 anni, anche lui accusato di maltrattamenti, che aveva in casa una Benelli calibro 12, un fucile semiautomatico, una carabina calibro 30 Browning. Donne vittime di violenza, donne vittime di stalking. Come le ex mogli di un napoletano di 49 anni e di un romeno di 50 che dopo la separazione non sono riusciti a mettersi l’animo in pace e l’ha pedina, aspettata sotto casa, minacciata e offesa. Ma c’è anche chi, non riuscendo a portare i pantaloni, ha accusato la moglie e la figlia di lei di non guadagnare abbastanza: alle minacce di morte e alle botte la crudeltà si è manifestata lasciandole digiune per giorni. Donne vittime e figli costretti a vivere l’orrore della violenza. Un disegno che non risparmia nessuno: nemmeno una madre anziana che alla fine ha dovuto denunciare il figlio. Lui voleva i soldi per bere e non si è fermato nemmeno di fronte alla donna che lo aveva messo al mondo: ha chiuso a chiave la porta del bagno, non le ha permesso di entrare in cucina o andare sul terrazzo. Poi l’ha picchiata, spedendola all’ospedale, minacciando di dare fuoco alla casa e di fargliela pagare.