Vittime di violenza Il Codice rosa bianca esteso a tutta Italia

Data: 
Mercoledì, 17 Dicembre, 2014
Giornale: 

GROSSETO Parte in tutta Italia l’operazione Codice rosa bianca contro gli abusi sui più deboli. La Fiaso la Federazione di Asl e ospedali, si impegna infatti ad esportare in tutte le aziende sanitarie il modello della capofila grossetana, che in pochi anni è riuscita a fare emergere la violenza sulle persone fragili, passando da 2 a 450 segnalazioni. Sarà una task force composta da sanitari di Asl e ospedali, procure e forze dell'ordine a garantire sostegno e giustizia ai 3 milioni di donne, anziani, bambini, portatori di handicap e omosessuali ogni anno vittime di violenza in Italia. E il tutto a costo zero. La rivoluzione ha già un nome: Codice rosa bianca, il progetto che da quasi cinque anni è realtà nella Asl 9 di Grosseto, dove è nato nel 2009, e nel resto della Toscana, dove grazie all’impegno della Regione è stato gradualmente esteso a tutte le altre aziende sanitarie. Ora la stessa Federazione promette di esportarlo in tutta Italia, grazie a un protocollo sottoscritto il 16 dicembre con l’azienda toscana, che farà da capofila per le altre Asl. A spiegare come funziona Codice rosa bianca è la dottoressa Vittoria Doretti, dirigente medico anestesista, madre del pronto intervento antiviolenza destinato ora a diventare realtà in ogni azienda sanitaria. «Il problema dell’assistenza e delle denunce – spiega – parte proprio dalla trincea dei pronto soccorso, perché quando ci si rivolge alle forze dell’ordine, ai consultori o ai centri anti-violenza si ha già la coscienza di essere vittima di violenza. Ma così non è nella stragrande maggioranza dei casi, i milioni di abusi fantasma, che restano senza denuncia ogni anno e che lasciano le vittime sole con il loro dolore». Per questo il lavoro della squadra, che a Grosseto è composta da 40 persone tra medici, sanitari, forze dell'ordine, volontari, psicologi e assistenti sociali, comincia da subito, dalla fase di accoglienza al pronto soccorso che i tecnici chiamano triage: quando il paziente risponde alle domande di un infermiere specializzato, che assegna il codice di gravità, bianco, verde, giallo o rosso che poi darà seguito all'intervento sanitario vero e proprio. «Qui il personale opportunamente formato a riconoscere i segnali di un trauma da abuso - spiega Doretti - capisce quando è necessario assegnare anche un altro codice. A quel punto si avvia un percorso basato sulla semplificazione delle procedure e il dialogo tra le parti, con una attenzione particolare alla tutela della riservatezza. La sospetta vittima viene accompagnata in una stanza dedicata che garantisce tranquillità ed è dotata di tutto ciò che si rende necessario per la visita e l'eventuale accesso in borghese di polizia o carabinieri, per raccogliere testimonianza o denuncia. Qui personale medico e infermieristico arriva già informato di tutto quanto dichiarato in sede di accoglienza al pronto soccorso, così come ogni successivo specialista». L’assistenza psicologica scatta invece nella presa in carico successiva, dove entrano in gioco anche i centri anti-violenza o altre associazioni di aiuto. «Un percorso a costo zero, che ha consentito di far emergere 450 casi di violenza sessuale e domestica l'anno, contro gli appena due casi in tre anni segnalati prima del 2009», spiega il direttore generale della Asl di Grosseto, Fausto Mariotti.